domenica 27 maggio 2007

Economie di guerra

Diceva il socialista francese Jean Jaures, “Il capitalismo porta in sé la guerra come il nembo porta il temporale”. Il governo degli Stati Uniti, per citarne uno a caso, basa tutta la sua forza sul comparto militare, e investe il suo denaro soprattutto in questo settore. Non è concretamente un capitalismo di guerra, poiché a causa dei cambiamenti della società, del sistema nel suo complesso e nel modo di fare guerra, gli stati nazionali, anche se in guerra, non sono più soggetti alla razionalizzazione e ai sacrifici imposti da un conflitto in corso, come è avvenuto fino alle grandi guerre. È stato però un capitalismo militare, o come viene definito, un keynesismo militare. Keynes intendeva in realtà la spesa pubblica destinata ad uso civile, ed utilizzabile soltanto nel breve periodo per muovere l’economia e incrementare l’occupazione. Il keynesismo militare invece prevede l’investimento di denaro pubblico in spese militare, ed è stato applicato apparentemente con successo alla fine della seconda guerra mondiale. Ci dicono che il sistema economico ormai dominante a livello mondiale porta benessere e annulla i conflitti, eppure ci sono più di cinquanta guerre in giro per il mondo. Le più eclatanti, tra l’altro, sono scatenate e portate avanti dalle maggiori economie mondiali. C’è qualcosa che non va allora nel modello, o qualcuno ci prende in giro. Secondo molti il capitalismo ha bisogno della guerra, per accedere a nuovi mercati, a nuove risorse e materie prime.

Durante la guerra fredda, le spese militari trovavano una giustificazione poi scomparsa, infatti negli anni ’90 negli Stati Uniti erano diminuite in percentuale sul PIL. Oggi la guerra permanente non ha le stesse giustificazioni, però resta strettamente collegata all’economia, in particolare al neoliberismo, professato come la religione del nuovo millennio. Il presunto pacifismo dell’economia capitalista è dunque messo a dura prova.

D’altra parte la politica, ormai relegata a ruoli di ordinaria amministrazione di ciò che viene deciso altrove, non dà risposte, se non allarmanti. Basti pensare alla poca, se non nulla, differenza di politica estera tra governi apparentemente opposti. A chi aspetta il 2008, la fine del secondo mandato Bush, nella speranza di avere una netta inversione di tendenza, andrebbero ricordati un paio di nomi. Gente più o meno democratica, di nome sicuramente, ma nei fatti…è da dimostrare. Sto parlando di John F. Kennedy, colui col quale iniziava la guerra del Vietnam, e ovviamente implicato anche nella Baia dei porci, del suo vice e poi successore Lyndon Johnson, di Jimmy Carter e più recentemente di Bill Clinton, che è famoso per le sue vicende extraconiugali, e che per l’aver mentito su queste è stato “bruciato”, mentre sulla guerra in Kosovo nessuno ha detto niente, se non poche voci, isolate. Sul Kosovo il riferimento d’obbligo è anche al governo italiano, all’epoca di centro sinistra e, si sa, bisogna fare attenzione al “fuoco amico”. Senza andare lontano, se si osservano i dati dell’ultima finanziaria si vede come il nostro (si fa per dire) sia un governo militarista. Le spese militari sono cresciute, rispetto al precedente governo, per il mantenimento e l’ampliamento dei contigenti militari all’estero (Afghanistan e Libano, solo gli ultimi). 2È vero che le truppe sono state ritirate dall’Iraq, ma questo era stato ampiamente previsto. Inoltre, assistendo ad un incontro della carovana della pace nella mia città ho scoperto che il governo italiano ha assunto, a contratto, dei mercenari che vigilino sulla sicurezza dei nostri tecnici che sono rimasti lì. Ma ovviamente non ne parla nessuno. Come nessuno dice che la spesa militare complessiva della Finanziaria è di 20 miliardi, e che è stato fatto un ulteriore vulnus ai cittadini e al paese, prevedendo, all’articolo 188, che il finanziamento annuale di un miliardo alle missioni all’estero diventi automatico, passando nelle mani dell’esecutivo, senza cioè alcuna discussione in parlamento.

Il problema però non è il momento storico, né il peggioramento della vicenda e della natura umana. L’economia attuale è nata con l’industrializzazione, e questa è nata con l’avvento degli stati nazionali. La Gran Bretagna, la protagonista indiscussa della prima rivoluzione industriale, ha sperimentato un modello che in un primo tempo ha contagiato il resto dell’Europa, e poi il mondo.

Ma che cos’è la razionalizzazione della produzione se non un’applicazione del modello militare? D’altronde essa si è verificata esattamente per necessità belliche. Gli eserciti regolari, eserciti di stati nazionali, avevano bisogno di armamenti, equipaggiamenti, risorse, beni di ogni tipo, in serie. Necessitavano di una produzione “di massa”, poiché creavano una domanda di massa. Quest’economia è stata violenta sin dalle origini, ed evidentemente anch’essa deve essere ripensata totalmente se si vogliono realmente cambiare le cose.

Veronica

12 commenti:

Anonimo ha detto...

Spesso mi chiedo, ma questi libri che ho dietro le spalle possibile che non ci hanno insegnato nulla???
I libri dovrebbero insegnarci che anni di guerra hanno solo provocato morte, violenza, fame, distruzione e nulla di positivo.
Ora è impossibile analizzare tutte le guerre, alla fine qualche motivo logico spunterà anche fuori per una giustificazione anche se parziale di qualche guerra.
Però dovrebbe emergere su tutto il motivo per cui la guerra dovrebbe essere evitata. Invece questo non accade e si rifinanziano guerre.
Ci sono stati che hanno delle situazioni economiche, sociali, disarmanti eppure si investono un'infinità di soldi sull'insdutria militare piuttosto che per risolvere i problemi del proprio paese. Qui secondo me non è un problema di politica, di stati, di partiti, ma solo di intelligenza umana.
Non capisco proprio perchè i libri non ci insegnino nulla...????

Anonimo ha detto...

Bart condivido in parte il tuo ragionamento..ma credo fermamente che non sia un problema di intelligenza..chi elogia la guerra è gente che non ha scrupoli, è molto informata dei fatti, sa quello che vuole e non teme nessun appello umanitario...ieri sera in tv guardavo la trasmissione di Funari e uno straordinario Zuzzurro ha dato spettacolo della sua arte oratoria parlando di come utimamente ci siano così tante guerre ormai normalizzate e statiche, molte sono accompagnate da aggettivi del tipo guerre "preventive"..ci si insidia con una scusa banale e ci si impossessa del territorio...facile no??paragonava questa tipologia di guerre a quando uno deve curarsi la carie ai denti, che fa?? non va dal dentista ma si da delle martellate ai denti facendoseli cadere uno ad uno, no??
io non so nulla di economie di guerre, ma so di certo che le guerre non hanno mai portato risultati interessanti..

Anonimo ha detto...

Il discorso sui risultati è importante. A chi infatti non frega nulla dell'umanità in sè e motiva le sue azioni e scelte solo con ragioni di calcolo, la non convenienza della guerra è l'unica "arma" che si può opporre. Ma per quanto la guerra in sè sembri poco conveniente, in realtà, soprattutto con l'evoluzione (si fa per dire) del sistema per cui le guerre si combattono nelle periferie del mondo, essa non si dimostra mai poco conveniente per il centro. Altrimenti non si spiegherebbe il proliferare dei conflitti nei punti più disparati del globo. Quello che ho cercato di spiegare in questo articolo è proprio il carattere violento endemico al nostro sistema. E' l'economia come la viviamo che necessita la guerra.

Anonimo ha detto...

La guerra e' la cosa piu' assurda..ma , crea sempre un enorme profitto..
Il paradosso piu' grosso e fare la guerra per portare la pace..
Non e' possibile ..il dialogo se si vuole costruisce la pace..
Ciao
molto interessante questo blog...

Anonimo ha detto...

Annamaria credo che in poche parole ci ha raccontato la crudas realtà....hehehe!!!
Comunque grazie per il complimento, ci servono..

Anonimo ha detto...

La produzione di armi è, insieme a quella di cereali, uno dei surplus produttivi più tipici delle avanzate economie dell'Occidente. Il risultato è che, quando i paesi del Terzo Mondo s'indebitano, si da loro la possibilità di addolcire il debito acquistando proprio le eccedenze produttive dell'Occidente. Questo è all'origine dell'inutile e controproducente spesa dei paesi del Terzo Mondo nel settore militare, che è un modo come un altro per far sopravvivere le economie avanzate, sottraendo importanti capitali allo sviluppo dei paesi poveri e ai programmi sociali di cui quelle popolazioni avrebbero urgente bisogno. Questa è la matrice primaria, assolutamente ributtante, di quel fenomeno che in gergo chiamiamo "economia di guerra".

Anonimo ha detto...

Passo ancora per questo spazio libero a curiosare , lavoro ben fatto, grafica sobria e argomenti interessanti...bravi ragazzi x quanto ve ne puo' fregare sono fiera di voi :).
Passo anche x lasciare il link di un filmato molto diffuso in internet, il vaticano ha stanziato parecchi soldi x toglierlo di mezzo e ultimamente è riuscito a oscurare il filmato...hahahaha troppo tardi!!!!! ormai corre da spazio a spazio è + contagioso dell'influenza!!!
http://video.google.it/videoplay?docid=-195322232469003782&q=Crimen+Sollicitationis
senz'altro lo avete gia' visto ma diffondete lo stesso
Un'abbraccio e grazie + il vostro lavoro.

Anonimo ha detto...

Se è il filmato della bbc (ho il 56k non mi azzardo ad aprirlo) domani se tutto va bene dovrebbe andare in onda su annozero, raidue, nonostante le levate di scudi e l'annuncio in diretta ieri a ballarò di Fini, che non sarebbe stato trasmesso..

Anonimo ha detto...

Oi Veronica precisamente Fini cosa ha detto? Perchè non sarebbe stato trasmesso? Perchè avrebbero cercato di bloccarlo?

Comunque se lo mandano sarebbe una bella cosa, anche se mi sembra strano...

Anonimo ha detto...

Aggiornamenti. La puntata è andata tranquillamente in onda, è stata una bella puntata e ha fatto ascolti record. Tra l'altro Colm O'Gorman ha dato un'eccezionale lezione di giornalismo, rispondendo e domandando puntualmente (spettacolare quando ha fatto notare al mons. Fisichella che non aveva risposto sul suo intervento). Fini aveva detto che la Rai aveva buttato i soldi comprando un documentario che tra l'altro non sarebbe andato in onda. Floris, da buon non giornalista, invece di chiedergli come CAZZO lo sapesse lui, mentre nessuno, neanche gli autori del programma ne sapessero nulla, gli ha semplicemente detto: "Sicuro?". Al che Fini ha risposto: "Sicurissimo". La figura di merda l'ha fatta lui ma non solo lui. Ha ragione Travaglio quando dici che Floris è il "vespino de sinistra".

Anonimo ha detto...

...ma credo che a questo punto bisognerebbe inserire un topic su questo argomento...visto l'interesse?!?!?

Cmq finalmente un giornalismo diverso, anche se devo dire, durante e dopo la messa in onda del video, ho sentito solo raccomandazioni e protezione al vaticano. Che da perfetti cristiani posso anche comprenderlo questo comportamento, ma la difesa alle menzogne non mi sta bene.
Ho sentito dei commenti della CDL veramente vergognosi, ma possibile che questi politici non hanno capito che gli italiani sono stufi di questo dipo di politica.
Piantatela di trattare gli italiani come dei cretini e rendiamo l'informazione libera.

Anonimo ha detto...

Io ormai, per scelta personale, non mi occupo più di politica interna nel mio blog, preferendo darmi alla politica internazionale... Beh, ci sarebbero parecchie cose da dire anche a riguardo dell'operato del Vaticano nel "gioco delle potenze", dall'Africa al Sud America all'Asia, dove la diplomazia vaticana ne combina un po' di tutti i colori... Ma meglio non divagare!
La puntata di Anno Zero dello scorso giovedì è stata interessantissima, soprattutto per le reazioni che ha suscitato. Mentre la CDL bene o male ha confermato di essere la patacca che è sempre stata, il centrosinistra invece s'è spaccato fra coloro che vogliono salvare l'immagine della Chiesa a tutti i costi e coloro che, dinanzi a contenuti tanto forti, hanno dovuto recuperare un profilo laico e di meritata condanna nei confronti di certi abusi. E non parlo mica del classico dualismo Mastella vs Radicali...
Forse se in Italia avessimo un'informazione più trasparente, veritiera e professionale, anche la politica ne trarrebbe vistosi benefici qualitativi... Dico forse, eh! Mica ci metterei la mano sul fuoco...
Comunque speriamo che questo documentario trasmesso da RaiDue non sia una rondine che non fa primavera... Considerando le "puttanate" che la Rai ha combinato a proposito del caso di RCTV in Venezuela, ho di che supporre che per quanto riguarda il giornalismo in Italia ci sia ancora molto lavoro da fare perchè raggiunga una qualità "decente"...