venerdì 3 agosto 2007

L'arte del disegno Sudanese!!!!


Domani devo partire per la vacanza da tempo programmata, allora questa mattina mi sono detto: fammi controllare cosa accade nel mondo. Sapete durante le ferie ci si isola sempre un pochino e c'è il rischio di rimanere disinformati per tutto il tempo della vacanza.
Così mi collego a Repubblica.it e cosa trovo? Un articolo tanto struggente e agghiacciante da farmi salire nel cervello la mia solita rabbia repressa.
Trovo dei disegni di alcuni bambini del Darfur. Dei bei disegni, colorati. Rappresentano il loro tipico ambiente rurale africano. Quei bei paesi che mamma Africa ci regala. Le loro capanne, i loro villaggi, gli abitanti dei villaggi, gli anziani dei villagi, riconoscibili dai bastoni. I giovani e i bimbi dei villaggi, le strade tortuose, gli animali, ecc...
Però questi bei posti disegnati dai bimbi sono distrutti da alcuni dettagli che non possono sfuggire... e che non provengono dalla loro fantasia. Stiamo parlando di dettagli che arrivano dalla realtà e precisamente la rappresentazione di ciò che vedono quotidianamente ossia il massacro, il genocicio che ogni giorno in tanti paesi del Darfur avviene. Quel genocidio smentito dal governo Sudanese. Quel genocidio che il mondo non vuole vedere, che l'ONU fa finta di non vedere....!!!


Non è bastata la lezione Rwanda???
Era il lontano 94 e si perse tanto di quel tempo prima di capire che non era in corso in Rwanda un genocidio, ma ormai c'era stato e migliaglia di persone erano già state massacrate con i macete.
Possibile che anche di fronte a questa tragica situazione Sudanese, deve per forze vincere l'indifferenza?
Possibile che l'uomo sia proprio così crudele, così menefreghista, attaccato solo al potere, agli interessi?!?
Forse ora di fronte all'innocenza di questi bimbi, alla cruda realtà che ci mostrano questi piccoli, determinati istituzioni, alcune autorità non posso negare l'evidenza...

Almeno abbiate il coraggio di vergognarvi!!!







domenica 3 giugno 2007

Diritti Umani, perché così importanti…?!?!?

Cosa sono i Diritti Umani???

Molti sicuramente sanno di cosa parliamo e ci sono invece molti che non sanno nulla sui Diritti Umani. Poi ci sono invece quelli che credono di sapere cosa sono e che addirittura credono di rispettarli.

Proviamo prima di tutto a spiegare perché si utilizza l’espressione “Diritti Umani”? Con questa espressione si vuole intendere tutti i diritti e le libertà fondamentali della persona. Proviamo a considerare l’espressione “Diritti Civili”. E’ riduttiva, perché si riferisce solo a quella categoria o parte di diritti fondamentali che fanno lo status del cittadino.
L’espressione Diritti Umani è la più appropriata perché con essa:

a) si evita di discriminare, quanto meno lessicalmente, tra soggetti maschili e soggetti femminili;
b) ci si riferisce a tutte le categorie o generazioni di diritti finora riconosciuti - sia civili e politici sia economici, sociali, culturali - e a tutti i soggetti rilevanti - le persone, i popoli, le minoranze;
c) si sottolinea la portata trasformatrice, umanizzante appunto, dei processi indotti dal riconoscimento dei diritti fondamentali.

I Diritti Umani sono tutti i bisogni essenziali della persona, che devono essere soddisfatti perché la persona possa realizzarsi dignitosamente nella integralità delle sue componenti materiali e spirituali. La legge considera questi bisogni come diritti fondamentali e fa obbligo sia alle pubbliche istituzioni - a cominciare da quelle dello stato - sia agli stessi titolari dei diritti di rispettarli.

Da quando si rivendicano i Diritti Umani o forse è meglio dire da quando vengono rispettati???

Bella domanda questa…forse potremmo risponde che ci sono ancora lavori in corso, perché purtroppo in molte parti del pianeta i Diritti Umani ancora non vengono rispettati. Non tutti hanno questa fortuna.

Ma comunque quella dei Diritti Umani è una lunga strada, un percorso di liberazione e promozione, fatto di illuminazioni del pensiero, dibattiti filosofici, lotte politiche, repressioni sanguinose, contraddizioni, carcere, ipocrisie, testimonianze, norme giuridiche. Si è lottato molto per salvaguardare questi famosi Diritti. C’è stato un lungo e faticoso percorso per raggiungere i progressi di oggi. Ma ovviamente sarebbe inutile ripercorrerlo per intero, trattiamo solo l’ultimo passo importante dopo anni di sangue, violenze e guerre che hanno caratterizzato il mondo con le guerre mondiali.

Il riconoscimento giuridico internazionale dei diritti umani inizia nel 1945 con la Carta delle Nazioni Unite. La Dichiarazione universale dei diritti umani, adottata a Parigi nel 1948 dall'Assemblea generale delle Nazioni Unite, proclama solennemente la lista dei diritti civili, politici, economici, sociali e culturali della persona in base all’affermazione presente nel primo articolo, che "tutti gli esseri umani nascono liberi ed eguali in dignità e diritti", "sono dotati di ragione e di coscienza" e pertanto "devono agire gli uni verso gli altri in spirito di fratellanza" .

Insomma facendo un bilancio della situazione dei Diritti Umani dobbiamo per forza di cose dire che il lavoro da intraprendere è ancora arduo, anche se dobbiamo essere felici che già in molti godono dei Diritti Umani. Purtroppo però tanti paesi ancora vivono sotto l’oppressione, la tirannia, violenze e situazioni che portano all’abuso dei Diritti Umani. Ma non dobbiamo pensare che le violazioni dei Diritti Umani sono presenti solo in paesi di guerra. Dobbiamo di sicuro considerare che la guerra è una delle principali cause che danneggia l’umanità, negando i principi basilari dei Diritti Umani. Ma dobbiamo considerare realtà molto vicine a noi, come ad esempio:

Sfruttamento e ricatti nel mondo del lavoro; Violenza sulle donne; Violenze minorili; Violenze nei confronti di minoranze etniche. Potremmo continuare per molto, ma l’intento è di far comprendere quanto il problema è a noi vicino. Spesso pensiamo che il problema dei Diritti Umani è presente in paesi in Via di Sviluppo, in paesi privi di Democrazia, paesi mussulmani, ecc. ecc.

Potrei dirvi che in Europa e negli Stati Uniti, ci sono delle percentuali elevatissime per quanto riguarda la violenza in generale sulle donne, violenze domestiche, violenze sui minori, razzismo, ecc. Qualche anno fa mi capitò tra le mani un documento di Amnesty International che parlava della violenza sulle donne in Spagna. Rimasi sconcertato…!!!!

Spero di aver chiarito un poco meglio il concetto della salvaguardia, del rispetto dei Diritti Umani e non voltiamo le spalle a questo problema solo perché non ci tocca da vicino. I paesi con alte percentuali di violazione dei Diritti Umani hanno bisogno del nostro aiuto. Gli stati in questione possono essere obbligati a rispettare i Diritti Umani solo dai nostri paesi civili, democratici, capitalisti o semplicemente più fortunati, denunciando casi di violazione dei Diritti Umani. Spero di aver sensibilizzato il dramma dei Diritti Umani, ma ovviamente maggiori informazioni sono presenti su molti siti internet e sul sito in particolare di Amnesty International.

domenica 27 maggio 2007

Economie di guerra

Diceva il socialista francese Jean Jaures, “Il capitalismo porta in sé la guerra come il nembo porta il temporale”. Il governo degli Stati Uniti, per citarne uno a caso, basa tutta la sua forza sul comparto militare, e investe il suo denaro soprattutto in questo settore. Non è concretamente un capitalismo di guerra, poiché a causa dei cambiamenti della società, del sistema nel suo complesso e nel modo di fare guerra, gli stati nazionali, anche se in guerra, non sono più soggetti alla razionalizzazione e ai sacrifici imposti da un conflitto in corso, come è avvenuto fino alle grandi guerre. È stato però un capitalismo militare, o come viene definito, un keynesismo militare. Keynes intendeva in realtà la spesa pubblica destinata ad uso civile, ed utilizzabile soltanto nel breve periodo per muovere l’economia e incrementare l’occupazione. Il keynesismo militare invece prevede l’investimento di denaro pubblico in spese militare, ed è stato applicato apparentemente con successo alla fine della seconda guerra mondiale. Ci dicono che il sistema economico ormai dominante a livello mondiale porta benessere e annulla i conflitti, eppure ci sono più di cinquanta guerre in giro per il mondo. Le più eclatanti, tra l’altro, sono scatenate e portate avanti dalle maggiori economie mondiali. C’è qualcosa che non va allora nel modello, o qualcuno ci prende in giro. Secondo molti il capitalismo ha bisogno della guerra, per accedere a nuovi mercati, a nuove risorse e materie prime.

Durante la guerra fredda, le spese militari trovavano una giustificazione poi scomparsa, infatti negli anni ’90 negli Stati Uniti erano diminuite in percentuale sul PIL. Oggi la guerra permanente non ha le stesse giustificazioni, però resta strettamente collegata all’economia, in particolare al neoliberismo, professato come la religione del nuovo millennio. Il presunto pacifismo dell’economia capitalista è dunque messo a dura prova.

D’altra parte la politica, ormai relegata a ruoli di ordinaria amministrazione di ciò che viene deciso altrove, non dà risposte, se non allarmanti. Basti pensare alla poca, se non nulla, differenza di politica estera tra governi apparentemente opposti. A chi aspetta il 2008, la fine del secondo mandato Bush, nella speranza di avere una netta inversione di tendenza, andrebbero ricordati un paio di nomi. Gente più o meno democratica, di nome sicuramente, ma nei fatti…è da dimostrare. Sto parlando di John F. Kennedy, colui col quale iniziava la guerra del Vietnam, e ovviamente implicato anche nella Baia dei porci, del suo vice e poi successore Lyndon Johnson, di Jimmy Carter e più recentemente di Bill Clinton, che è famoso per le sue vicende extraconiugali, e che per l’aver mentito su queste è stato “bruciato”, mentre sulla guerra in Kosovo nessuno ha detto niente, se non poche voci, isolate. Sul Kosovo il riferimento d’obbligo è anche al governo italiano, all’epoca di centro sinistra e, si sa, bisogna fare attenzione al “fuoco amico”. Senza andare lontano, se si osservano i dati dell’ultima finanziaria si vede come il nostro (si fa per dire) sia un governo militarista. Le spese militari sono cresciute, rispetto al precedente governo, per il mantenimento e l’ampliamento dei contigenti militari all’estero (Afghanistan e Libano, solo gli ultimi). 2È vero che le truppe sono state ritirate dall’Iraq, ma questo era stato ampiamente previsto. Inoltre, assistendo ad un incontro della carovana della pace nella mia città ho scoperto che il governo italiano ha assunto, a contratto, dei mercenari che vigilino sulla sicurezza dei nostri tecnici che sono rimasti lì. Ma ovviamente non ne parla nessuno. Come nessuno dice che la spesa militare complessiva della Finanziaria è di 20 miliardi, e che è stato fatto un ulteriore vulnus ai cittadini e al paese, prevedendo, all’articolo 188, che il finanziamento annuale di un miliardo alle missioni all’estero diventi automatico, passando nelle mani dell’esecutivo, senza cioè alcuna discussione in parlamento.

Il problema però non è il momento storico, né il peggioramento della vicenda e della natura umana. L’economia attuale è nata con l’industrializzazione, e questa è nata con l’avvento degli stati nazionali. La Gran Bretagna, la protagonista indiscussa della prima rivoluzione industriale, ha sperimentato un modello che in un primo tempo ha contagiato il resto dell’Europa, e poi il mondo.

Ma che cos’è la razionalizzazione della produzione se non un’applicazione del modello militare? D’altronde essa si è verificata esattamente per necessità belliche. Gli eserciti regolari, eserciti di stati nazionali, avevano bisogno di armamenti, equipaggiamenti, risorse, beni di ogni tipo, in serie. Necessitavano di una produzione “di massa”, poiché creavano una domanda di massa. Quest’economia è stata violenta sin dalle origini, ed evidentemente anch’essa deve essere ripensata totalmente se si vogliono realmente cambiare le cose.

Veronica

TEST ANTIDROGA


Incredibile…d’ora in poi il test antidroga si fa direttamente a casa!

Perché scomodare le forze dell’ordine per fare controlli a tappeto in discoteca, perché sensibilizzare i ragazzi nelle scuole a non fare uso di stupefacenti, perché stimolare le famiglia al dialogo?…è molto più efficace e semplice il kit fai da te per scoprire se tuo figlio fa uso di droghe!

A lanciare la favolosa idea, è il Comune di Milano promotore dell’antidoping nelle case degli adolescenti regalando alle famiglie dei ragazzini tra i 13 e i 16 anni un test antidroga per "combattere la cultura dello sballo". Allegato un coupon da presentare in una della farmacie comunali del quartiere per ritirare, gratis, il kit con cui scoprire se il figlio ha fatto uso di sostanze stupefacenti e intervenire per farli smettere. . Un primo passo. "Entro l'anno estenderemo l'iniziativa a tutta la città", assicura l'assessore comunale alla Salute Carla De Albertis. Sollevando però un polverone, con dissociazioni e critiche che arrivano anche da colleghi di giunta. Iniziativa per "portare il dialogo nelle famiglie su un tema gravissimo". E poi: "Noi dobbiamo dare il buon esempio: chiederò anche ai miei colleghi di giunta di entrare nella squadra dei testimonial e farsi il test". Lei, in conferenza stampa, presenta il suo di esame antidroga, negativissimo, specchiato e certificato da un ospedale. Quello che sarà regalato alle famiglie, invece, è da fare a casa. Un test delle urine semplice e banale, un tampone che si colora in base alla reazione e può scoprire se il ragazzo fatto uso di cocaina, anfetamina, metanfetamina, marijuana e oppiacei.

Ma per il titolare della Solidarietà sociale Paolo Ferrero (Rc), è una strada sbagliata: «Il rapporto genitori-figli dev’essere basato sulla fiducia e sul dialogo, non sui controlli».
Pierferdinando Casini, invece, vuole un test obbligatorio antidroga nelle scuole per gli studenti tra i 14 e i 18 anni. «La famiglia e i ragazzi devono sapere che drogarsi fa male ed è necessario su questo problema evitare ogni ipocrisia».

Per la Turco si deve arrivare «a un consumo nullo delle droghe», ma per questo serve educazione e formazione. Educazione, non repressione, insiste il ministro.

Al di là di ogni parere politico, pro o contro questa iniziativa
, s
iamo sicuri che rendere i propri genitori degli investigatori sia la strada giusta per la lotta alla droga?

Siamo sicuri che l‘intimidazione e la minaccia del controllo sulla porta di casa, sia il modo più efficace di far arrivare ai ragazzi il messaggio che non bisogna fare uso di stupefacenti? Siamo sicuri che questo sia il modo più appropriato di usare i soldi dei contribuenti?

Io voglio pensare che parlare e dialogare tra individui sia ancora possibile, voglio pensare di poter confidare ai miei genitori di aver fatto un errore, voglio pensare di trovare seduti sul salotto di casa due persone pronte ad ascoltarmi e non a mettermi un tubo in mano per verificare la limpidezza delle mie urine, voglio credere che si possa ancora far appello alla coscienza e al buon senso delle persone!

Salva

Bambini soldato

Un ragazzo tentò di scappare (dai ribelli), ma fu preso… Le sue mani furono legate, poi essi costrinsero noi, i nuovi prigionieri, a ucciderlo con un bastone. Io mi sentivo male. Conoscevo quel ragazzo da prima, eravamo dello stesso villaggio. Io mi rifiutavo di ucciderlo ma essi mi dissero che mi avrebbero sparato.Puntarono un fucile contro di me così io lo feci. Il ragazzo mi chiedeva: perché mi fai questo? Io rispondevo che non avevo scelta.Dopo che lo uccidemmo essi ci fecero bagnare col suo sangue le braccia…Ci dissero che noi dovevamo far questo così non avremmo avuto più paura della morte e non avremmo tentato di scappare…Io sogno ancora il ragazzo del mio villaggio che ho ucciso. Lo vedo nei miei sogni, egli mi parla e mi dice che l'ho ucciso per niente, e io grido."

(Susan, 16 anni, rapita dal Lord's Resistance Army, in Uganda)

  • Più di 300.000 minori di 18 anni sono attualmente impegnati in conflitti nel mondo.
  • Negli ultimi 10 anni è documentata la partecipazione a conflitti armati di bambini dai 10 ai 16 anni in 25 Paesi.
  • Anche le ragazze, sebbene in misura minore, sono reclutate e frequentemente soggette allo stupro e a violenze sessuali.
  • In Africa ogni giorno migliaia e migliaia di piccoli vengono arruolati.


Dati provenienti da Bambini Soldato e Amnesty International.

Che statistiche…? Cose dell’altro mondo vero? Qui occorre un’accurata analisi?

Partiamo considerando le cause di questo fenomeno da un punto di vista tecnico.
Anche nel passato i bambini venivano utilizzati come soldati, ma oggi il numero dei bambini soldato è drasticamente aumentato. Questo aumento è causato dal cambiamento della natura della guerra, diventata etnica, religiosa, nazionalista. Tutte le convenzioni esistenti vengono puntualmente trascurate, come quella di Ginevra, tanto per citarne una.

Un altro motivo è l’utilizzo di armi automatiche e leggere, che ha permesso ai bambini di poter impugnare un’arma molto più facilmente.
Consideriamo poi che le guerre sono lunghe e richiedono sempre nuove reclute. Tra l’altro i bambini sono spericolati e questo è noto, quindi affrontano il pericolo con maggiore incoscienza; attraversano campi minati e si intrufolano nei territori nemici da perfetti spie come se fosse un gioco.

Ma poi chi dice che questi soldati sono bambini minorenni??? Solitamente questi piccoli sono sprovvisti di documenti e quindi i veri soldati, governativi o non, sostengono di stare a trattare con dei maggiorenni…

Poi ci sono i volontari…Si si, avete capito bene, bambini che spontaneamente si arruolano per andare a fare la guerra. Perché?
Per sopravvivere, perché in alcuni casi, i piccoli soldati vengono pagati. Quindi la fame, la disperazione, fanno prendere delle scelte a questi piccoli così orribili, così drastiche, così tristi.

In alcuni casi si arruolano anche per protezione. Spesso determinate situazioni spingono i ragazzi a schierarsi per non trovarsi in mezzo tra due fronti.

Nella Rep. Democratica del Congo, per esempio, nel '97 da 4.000 a 5.000 adolescenti hanno aderito all'invito, fatto attraverso la radio, di arruolarsi: erano per la maggior parte "ragazzi della strada".

Un altro motivo può essere la cultura della violenza che sin dalla nascita sono abituati a vedere quotidianamente. Oppure il desiderio di vendetta. Il desiderio di vendicare parenti, amici trucidati spesso proprio da truppe governative.

Amici abbiamo solo trattano le cause, passiamo alle conseguenze.
I bimbi riportano grandi ferite che segnano la loro memoria. Mutilazioni, stati di denutrizione, malattie della pelle, patologie respiratorie e dell’apparato sessuale, Aids compreso.

Delle ripercussioni psicologiche dovremmo parlarne per pagine e pagine. Questi bimbi hanno sopportato e vissuto in prima persona terribili atrocità. Solitamente i bimbi sono afflitti da senso di panico, incubi, difficoltà d’inserimento nella società e anche nella propria famiglia. Spesso le ragazze che hanno partecipato alla guerra, diventano prostitute…

Personalmente dopo aver riletto questa disamina. Dopo aver letto tanti documenti dalle più disparate Associazioni Umanitarie che trattano il fenomeno. Dopo essermi documentato e assistito a dibattiti di testimoni di atrocità simili. Ancora oggi…continuamente…mi torna sempre questa domanda: Ma perché????
Forse sono un poco tonto io, ma tutte le motivazioni lette fino ad oggi e che vi ho anche riportato in questo articolo, non mi aiutano a comprendere e mi torna sempre questa domanda. Mi aiutate a capire? MA PERCHE’???

Emiliano

domenica 20 maggio 2007

Armi Tricolore!!!!


Armi, armi di tutti i generi, pesanti, leggere, nucleari, chimiche…ma quanto sono brutte le armi! Penso sia una domanda che quasi tutti si pongono? Eppure è un commercio così redditizio, che coinvolge non solo i trafficanti di armi, ma tanti stati mondiali, come soprattutto l’Italia. Ho deciso di dare attenzione a questo argomento, quando con sgomento sono venuto a sapere che le esportazioni italiane di armi del 2006 hanno segnato un preoccupante primato degli ultimi venti anni. Che festa per l’industria armiera nazionale tricolore.

Superano infatti i 2,1 miliardi di euro le autorizzazioni all'esportazioni di armamento nel 2006 con un'impennata del 61% rispetto al 2005 e sfiorano il miliardo di euro anche le consegne (970,4 milioni) effettuate nel 2006.

E le banche, non le consideriamo? Vogliamo lasciare indietro i dati statistici delle banche?

Festeggiano anche loro, che sempre nel 2006, si sono viste autorizzare operazioni di incassi relativi al solo export di armi per quasi 1,5 miliardi di euro, altra cifra record, con relativi compensi di intermediazione per oltre 32,6 milioni di euro.

Per una buona analisi dobbiamo anche andare a considerare i destinatari di questi rapporti commerciali, che non fanno altro che aumentare la nostra preoccupazione.

Destinatario

Acquisti

Stati Uniti

Flotta di elicotteri presidenziali dell'Agusta, bombe, siluri, razzi, missili, accessori, navi da guerra, esplosivi militari ed armi automatiche di tutti i calibri per un totale di oltre 349,6 milioni di euro.

Emirati Arabi Uniti

Armi da fuoco varie e bombe per un totale di 338,2 milioni di euro.

Paesi extra Ue e della Nato

Acquisti che superano i 400 milioni di euro

Medio Oriente ed Africa settentrionale

Sono destinate armi per un valore complessivo di 442,8 milioni di euro

Nigeria

Acuisti di armi per 74,4 milioni di euro

India

Acquisti per un valore di 66,3 milioni di euro

Malesya

51,4 milioni di euro

Pakistan

37,9 milioni di euro

Libia

14,9 milioni di euro


Completa l’analisi dei dati anche i numeri riguardanti le banche. Infatti Giorgio Beretta coordinatore della campagna 'Banche armate' - San Paolo-Imi, con 446 milioni di euro si conferma come la banca che ha effettuato il maggior volume di transizioni in appoggio al commercio delle armi. Ma anche Bna Intesa non scherza, che nel 2006 realizza incassi per 46 milioni".

Andiamo a fare qualche considerazione. Che numeri signor! Veramente un primato nobile. Andiamo a rimpinzare di armi ogni paese caldo di questo mondo, siamo presenti ovunque con le nostre armi. Ma si insomma ogni volta che si sente quel inconfondibile scoppio di un’arma da fuoco, per l’80% delle volte è un tipico scoppio d’arma da fuoco proveniente dall’Italia. Battiamo tutti…

Consideriamo che vendiamo armi agli U.S.A. anche se in questo caso la vendita è giustificata, lo Stato Italiano deve assolutamente sostenere il progetto americano: “L’esportazione della Democrazia”…. Emirati Arabi, Medio Oriente, Africa Settentrionale, Nigeria, Pakistan, Libia ecc. ecc. insomma tutti luoghi tranquilli…le armi vengono acquistate solo per questioni di sicurezza, mica c’è la guerra in questi posti…?!?!?!

Delinquenza Minorile

Catania – furto in villa eseguito a regola d'arte...

Sono entrati in due mentre il terzo era di guardia, probabilmente hanno immobilizzato gli abitanti della casa e sono scappati con un bel bottino: un'auto e una motocicletta.. Tutto questo in assoluta tranquillità alle 5 del mattino, senza lasciare traccia e senza allarmare il cane da guardia...

Ovviamente è stato dato l'allarme ai carabinieri e a distanza di poche ore sono riusciti a risalire agli artefici dell’accaduto, tutto grazie al satellitare dell'auto.

Ebbene, la cosa sconcertante e sorprendente è che questi esperti furfanti in realtà sono giovani ladri in carriera, hanno tutti un'età compresa tra i 13 e i 14 anni e arrivano dai quartieri più out della città...

Morale della favola: sono nuovamente in libertà perchè minorenni...

Tutto sembrerebbe risolto...

invece dopo solo due giorni gli stessi ragazzi riprovano nella villa accanto e sempre alla solita ora...per fortuna la vicina di casa si accorge della loro presenza lanciando così delle grida e costringendoli a scappare...

La delinquenza minorile è tutt’altro che un problema marginale. Da un punto di vista statistico è meno rilevata di quanto sia in realtà (il "numero oscuro" è molto alto, dal momento che spesso si preferisce evitare ad un minore la punizione legale).
"Per l’attuale codice penale, c’è una presunzione di innocenza assoluta per i minori infraquattordicenni tale da non permettere la punibilità degli stessi: l'unico istituto di carattere "coercitivo" è l'applicazione di una misura di sicurezza come il riformatorio giudiziario… basato sulla concezione costituzionale del fine rieducativo della pena. Al di la degli aspetti penalistici bisogna però indagare sulle cause sociali che portano alla commissione di reati il sempre maggiore sfruttamento da parte degli adulti; la costituzione di bande giovanili o simili; una cattiva e incompiuta socializzazione...), psicologiche (le c.d. "crisi adolescenziali"; il disadattamento familiare e/o lavorativo...), culturali che, trasformando il disagio in delinquenza vera e propria, possono innescare tali fenomeni devianti e al contempo favorire a tutti i livelli (in famiglia, a scuola, nel gruppo, nel quartiere) forme di prevenzione (che promuovono modalità relazionali non declinabili all'insegna dell'aggressività o del crimine).

Attualmente la legge italiana sancisce la non punibilità di soggetti infraquattordicenni ( art. 97 c.p. nonché quanto prescritto nelle "Regole di Pechino", Regole minime delle Nazioni Unite per l'amministrazione della giustizia minorile, approvate a New York nel 1985), per via della loro insufficiente capacità di discernimento e autodeterminazione.
Diversamente, i soggetti d'età compresa fra i quattordici e i diciotto anni sono imputabili. Per costoro, ancor più che per gli adulti, le sanzioni irrogate dovrebbero tendere alla rieducazione
. Dati tratti dal CISF

Il vero problema è proprio questo, nella stra-maggioranza dei casi i minori vengono rilasciati in tempi brevissimi con il risultato di poter nuovamente circolare a piede libero. La legge ancora una volta gira le spalle al “cittadino onesto” lasciandolo nella più assoluta indifferenza ed insofferente per una mancata attuazione della giusta pena. Pertanto mi chiedo che fine ha fatto la Sicurezza Pubblica ? Dobbiamo convivere con la paura? Appostarci per tenere sotto controllo la nostra casa? Siamo soli ed abbandonati a noi stessi…

lunedì 14 maggio 2007

Perchè nasce "La Communis"?

La Communis nasce per dare voce a chi, da sempre, si è dovuto limitare a leggere le notizie dal punto di vista di chi la notizia la tratta, di chi della notizia ne scrive.
Con La Communis nasce un nuovo modo di comunicare, di interessarsi a ciò che intorno a noi succede. Il lettore da semplice fruitore si trasforma in emittente, in autore dell’informazione. È un modo nuovo di coinvolgerlo. Il lettore verrà stimolato in una lettura attenta e attiva della notizia e in una partecipazione convinta.
I realizzatori di La Communis non vogliono imporre il loro punto di vista o i loro giudizi. Sarà un’esperienza nuova che permetterà di commentare in modo costruttivo l’informazione. I redattori del sito daranno a volte soltanto il semplice input: la notizia infatti potrà venire soltanto inviata al sito e lasciata commentare, completare e resa piena da chi da quella notizia è interessato. I redattori svolgeranno il ruolo di chi vuole lanciare una sfida al senso critico del lettore, ogni volta diverso e ogni giorno più fidelizzato, per creare un’arena dialogica reale, vera e spontanea. Non ci saranno censure ai commenti dei lettori. La Communis nasce infatti per essere un luogo di incontro nuovo in tutti i sensi: piena e reale libertà di parola e di pensiero saranno assicurati dalla possibilità di rispondere ad ogni notizia e commento inviati dai lettori. I web-lettori potranno partecipare attivamente alla formazione del loro giornale, che diventi col tempo il loro punto di partenza e di arrivo per sé e per gli altri lettori come lui.

L'esperimento vuole portare alla creazione di un giornale on line in cui sarà possibile parlare di qualsiasi argomento liberamente, sciogliendo le briglie del proprio senso critico e della propria voglia di comunicare. Che non ci sia censura alcuna. Libertà di comunicare, informare. Costruire il proprio pensiero attraverso la riflessione e l'interazione con i pensieri altrui. Sono questi gli scopi del nostro giornale. Una novità che manterrà le sue promesse fino alla fine grazie soprattutto ai lettori: emittenti e destinatari dell'Informazione Libera e Trasparente.

Il nostro intento è costruire un modo di fare comunicazione e informazione finalmente e davvero“nostro”. Una comunicazione e una informazione finalmente vera, reale. Non più priva di pluralismo perché sarà propria di tutti i partecipanti.
Per questo l’invito alla partecipazione è così sincero: che l’adesione da parte dei lettori sia la maggiore possibile.

Ogni web-lettore potrà commentare, criticare, giudicare il fatto stesso e il punto di vista di chi ha deciso di occuparsene e anche se la censura sarà inesistente, vi chiediamo solo di avere un mio di decenza e di non costringerci ad intervenire.